lunedì 21 dicembre 2015

INTEGRARE, CHE SIGNIFICA?

Ricorrono in questo periodo reazioni le più diversificate ai fatti terroristici succedutisi in Europa, e una in particolare dovrebbe far riflettere chi ha, grazie all'accesso ottenuto ad Insegnamenti più profondi di altri, una visione più ampia capace di cogliere questi fatti nel loro aspetto evolutivo. Dovrebbe apparire per lo meno inidoneo infatti l'atteggiamento che talvolta si prefigura di affrontare di petto il "nemico". Non dovrebbe sfuggire che questo tipo di reazione pone chi lo adopera sullo stesso piano di chi vuole sconfiggere, facendone derivare l'esito - positivo o negativo che fosse - solo dalla vittoria delle armi. Chi così agisce o pensa non concepisce in cuor suo quale sia la differenza filosofica (e diciamo noi anche evolutiva) fra le due religioni in campo, ma si forma l'idea di uno scontro dal quale una debba vincere e l'altra soccombere, a prescindere dai valori in gioco.
Quello che il vero Cristianesimo richiede, tuttavia, non è una "scelta di campo", ma porre le basi per la "Fratellanza Universale", che non può certo realizzarsi "battendo il nemico". Non desta sorpresa che il suddetto atteggiamento sia sulle bocche (seppure non ancora sulle "bocche da fuoco") di chi non si riconosce nei valori cristiani, ma è singolare che esso venga sostenuto anche da chi si richiama agli stessi valori.
Altro aspetto derivante dalla stessa concezione è la reazione di chi vorrebbe, al contrario, recedere dalla esposizione o organizzazione di tradizionali riti, simbolismi, insegnamenti, per "non urtare la sensibilità dell'altro", in nome di una facilitazione all'integrazione. Ma "integrare" dal punto di vista sociale vuol dire accettare riti, tradizioni, ecc. diverse dalle mie, facendole convivere con quelle che mi caratterizzano. Non c'è nessuna integrazione nel negare le proprie origini e voler vedere solo quelle altrui: se non aggiungo il mio mattoncino a quello dell'altro, non posso costruire una casa comune. Quello che possiamo fare perciò è agire individualmente, interiorizzando la questione. In fondo è lo stesso processo che tutti siamo, interiormente, chiamati ad attraversare. L'io inferiore vede solo divisioni e distinzioni, ma dovrà prima o poi "integrarsi" con l'Io Superiore, il quale non lo vuole - nonostante le sue paure - eliminare e distruggere, ma ne vuole cogliere le ricchezze e l'esperienza per superare la mortalità che lo caratterizza. La vera "Porta Santa" da aprire perciò è quella del cuore, dentro ciascuno di noi, verso il mondo esterno e verso noi stessi, ricreando l'armonia che una pura visione esteriore tende a togliere dalla nostra vista.
Un tale atteggiamento può essere il modo migliore per accogliere il Cristo Cosmico che, ancora una volta, viene in questa Stagione Santa a portarci le energie necessarie per riuscire "vittoriosi" nel nostro intento.

lunedì 30 novembre 2015

Papa Francesco ha recentemente convocato e diretto il Sinodo dei vescovi di tutto il mondo, con l'intento di dare finalmente una svolta alla "politica" della Chiesa nel campo dei cosiddetti diritti umani, puntando più sulla Misericordia che sulla Dottrina, ossia più sull'Amore che sulla Legge. Essendo noi "terzi" riguardo l'interesse intorno a quanto avviene fra le mura vaticane, ma non essendo ovviamente estranei al mondo, né tanto meno indifferenti a tutto quanto concerne la sfera spirituale, possiamo ritenere di trovarci in una situazione migliore per provare ad esprimere non tanto un giudizio - che non ci compete - ma un commento basato sugli Insegnamenti del Cristianesimo Esoterico.
Anche fra le fila degli esoteristi sono apparsi risvolti dubbiosi sull'iniziativa del Santo Padre, mettendo in risalto il suo approccio alla Fede e al Bene che, parole sue, egli così definisce: "Ciascuno di noi ha una sua visione del Bene e del Male. Noi dobbiamo incitarlo a procedere verso quello che lui pensa sia il Bene; ciascuno deve scegliere di seguire il Bene e di combattere il Male come lui li concepisce. Basterebbe questo per migliorare il mondo". Ebbene, se questo approccio può apparire sorprendente, e forse rivoluzionario, a chi si affida alla Chiesa, non dovrebbe essere tale per chi - incamminato nel Sentiero - chiede di riconoscere in primo luogo quello che Max Heindel definì "il Tribunale interiore della Verità". È proprio il fatto che questo tribunale sia interiore, che rende imprescindibile il richiamo alla coscienza individuale, e questo non fa che comprovare le parole del papa: ciò che ciascuno pensa in cuor suo sia il Bene e il Male. E queste sono esattamente le parole che egli ha usato.
Sono parole che dovrebbero suonare dolci all'orecchio dell'esoterista e del vero Cristiano. I Fratelli Maggiori non ci chiedono di "credere" alle loro parole, e neppure ai loro Insegnamenti, ma di "metterli alla prova, accettandoli provvisoriamente per buoni, finché non dimostrassero il loro valore". Se così non fosse, confesserebbero non di averci dato uno strumento per il nostro avanzamento spirituale, ma un mezzo per esercitare il loro controllo e potere, ostacolando la nostra crescita. E noi sappiamo certamente che non di questo si tratta, e soprattutto che non sarebbe Cristiano.
Non possiamo quindi che essere virtualmente al fianco di papa Francesco in questa sua nuova sfida che, se vincente, non potrà che cambiare profondamente la Chiesa Cattolica e contribuire a "migliorare il mondo".